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Valle d’Itria 2017-11-22T11:58:31+00:00

Sai Già Cosa Ti Offre La Valle D’Itria?

Scopri le principali località da visitare o le migliori attrazioni

Le Spiagge Dei Tuoi Sogni

Tutta la costa Pugliese, dove ampie spiagge di sabbia fine si alternano a tratti di scogliera, è rinomata per le sue acque cristalline e le bellezze naturali. Il mare più prossimo (7 Km circa) al borgo è il litorale del “Capitolo”. Savelletri, altra località prossima è indicata per chi ama la scogliera. Comunque la strada litoranea, offre al turista un’incredibile varietà di scelta di un angolo dove fermarsi a fare il bagno e prendere il sole. Tanti sono poi i chioschi che offrono specialità di pesce e magari alla sera divertirsi, ascoltando musica e ballando.

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Con i suoi 14 Km di costa Carovigno possiede uno splendido litorale diversificato dove è possibile imbattersi in un paesaggio unico caratterizzato da basse scogliere o veri e propri canaloni, da piccole calette o grandi spiagge, come quella in Località Specchiolla. Nell’alto Salento questa insenatura si affaccia sul caldo mare adriatico abbracciato da una spiaggia di sabbia bianca dove oltre al mare blu profondo sono facilmente raggiungibili anche luoghi di interesse culturale, storico ma anche di relax e divertimento.

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Il Patrimonio Che L’UNESCO Riconosce

Alberobello, in Puglia, con i suoi Trulli è uno dei 51 siti italiani inseriti dall’Unesco nella World Heritage List.
Il nome deriva dal tardo greco τρούλος, ovvero “cupola” e indica delle antiche costruzioni coniche in pietra a secco di origine preistorica. La pietra usata per le costruzioni era ricavata dalle rocce calcaree dell’altopiano delle Murge.

I Trulli, presenti principalmente nella Valle d’Itria, situata tra le province di Brindisi, Bari e Taranto, sono utilizzati ancora oggi come abitazioni e costituiscono un geniale e longevo esempio di architettura spontanea.

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Alberobello, cittadina dell’entroterra barese, rappresenta senz’altro la capitale dei Trulli: il centro storico è integralmente costituito da questi particolari edifici di forma piramidale che lo rendono unico al mondo.
Secondo alcuni studi i trulli di Alberobello risalirebbero alla metà del XIV secolo; all’epoca infatti era comune abbattere e ricostruire gli edifici dissestati, piuttosto che ripararli.

La costruzione a secco, senza malta, sembra sia stata imposta ai contadini nel XV secolo dai Conti di Conversano, per sfuggire a un editto del Regno di Napoli che imponeva tributi a ogni nuovo insediamento urbano. Tali edifici risultavano perciò costruzioni precarie, di facile demolizione e non tassabili.

In verità i trulli sono tutt’altro che precari: la struttura interna, seppur priva di elementi di sostegno e collegamento, possiede infatti una straordinaria capacità statica.

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La pianta del trullo è approssimativamente circolare; sulla base di roccia naturale si innesta la pesante muratura in calce.
Generalmente i trulli sono unità modulari: gli ambienti interni sono distribuiti intorno al vano centrale. Lo spessore delle mura e la scarsa presenza di finestre assicurano un ottimale equilibrio termico: calore in inverno e fresco in estate.

Il tetto è composto da una pseudo-cupola di lastre calcaree orizzontali posizionate in serie concentriche sempre più piccole – le cosiddette “chianche” (all’interno) e le più sottili “chiancarelle” (all’esterno).

Importantissima la chiave di volta, spesso decorata con motivi  di carattere esoterico, spirituale o propiziatorio. Ingegnosa la presenza di un cornicione sporgente dal tetto utilizzato per la raccolta delle acque piovane in apposite cisterne.

I trulli sono un esempio unico di costruzione antica che sopravvive ed è utilizzata ancora oggi.  Visitare la stupenda Alberobello è come fare un viaggio in un paese senza tempo.

Ostuni

Ti accoglie con quelle distese di ulivi come da nessun altra parte al mondo ve ne sono di così belle, nati da quella terra rossa che profuma e che rende il panorama attorno un susseguirsi di effetti cromatici meravigliosi.

E’ la Valle d’Itria, nota anche come la Valle dei Trulli, che si estende tra le provincie di Bari, Brindisi e Taranto e comprende i comuni di Alberobello, Carovigno, Castellana Grotte, Ceglie Messapica, Cisternino, Fasano, Locorotondo, Martina Franca, Noci, Ostuni, Putignano, San Michele Salentino, San Vito dei Normanni e Villa Castelli.

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Sarà per il bianco delle costruzioni, o per la vegetazione che li incornicia, ma ogni paese, ogni borgo della valle è avvolto da un atmosfera magica, quasi fiabesca.
Nel cuore della Valle d’Itria tappa d’obbligo è Alberobello con i suoi trulli, inserito dall’Unesco nella World Heritage List nel 1996. Impossibile non rimanere affascinati per le vie dei rioni Monti e Aja Piccola.

Ma non c’è solo Alberobello. Le campagne di tutta la zona sono disseminate di queste costruzioni tipiche: basti pensare a Cisternino, che sorge nella cosiddetta Murgia dei trulli, annoverato, assieme alla vicina Locorotondo, tra I borghi più belli d’Italia. Quest’ultimo, detto fino a metà ottocento “Luogorotondo” per la caratteristica forma rotonda dell’abitato, fa parte de La Terra dei Trulli.
Assolutamente da non perdere un “viaggio al centro della terra”, alle Grotte di Castellana (nel comune di Castellana Grotte), dove la Grave, la prima e più vasta caverna nonché l’unica collegata con l’esterno, poi la la Grotta Bianca lasceranno senza parole qualsiasi visitatore.

Lasciando per pochi chilometri la provincia di Bari, si trova Martina Franca, il comune più popolato della Valle d’Itria, noto soprattutto per la splendida architettura barocca e per l’omonimo festival musicale.
E poi c’è la Città Bianca per eccellenza, l’unica della valle con sbocco sul mare: Ostuni. E’ così chiamata per via del suo caratteristico centro storico, un tempo interamente dipinto a calce bianca, oggi solo in parte. Ostuni costituisce insieme a Taranto e Santa Maria di Leuca, uno dei vertici ideali della penisola salentina.

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La visita alle Grotte di Castellana, aperte tutto l’anno, si effettua con l’ausilio di guide turistiche esperte.
Passeggiate, laboratori e degustazioni presso le numerose masserie didattiche, ovvero aziende agrituristiche distribuite in tutto il territorio che propongono, per le scuole, ma non solo, esperienze dirette di osservazione e studio, e poi manipolazioni, raccolta frutti, partecipazione alle varie fasi di trasformazione dei prodotti agricoli, creazione di piccoli oggetti in giunco, degustazione di prodotti tipici.

Zoo Safari Fasano

Il parco faunistico Zoo Safari Fasano, inaugurato il 25 luglio 1973 ed oggi considerato uno dei più estesi d’Italia e d’Europa, il quale ospita decine di specie animali che si muovono in semilibertà su una superficie di 140 ettari visitabile a bordo della propria autovettura.

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La visita dello Zoosafari impegna da una a tre ore (compresi i reparti faunistici pedonali). Nel panorama dell’Italia meridionale è sicuramente una delle strutture migliori, pur presentando alcuni limiti, specialmente nelle giornate di punta. Gli sforzi compiuti negli ultimi anni sono stati notevoli e anche se non possiamo indicarlo come un parco assolutamente da visitare per gli utenti del Centro-Nord in vacanza (che hanno la possibilità di visitare strutture di buon livello a casa propria), offre comunque la possibilità di trascorrere, se abbinata alla visita di Fasanolandia, un’intera giornata all’insegna del divertimento per tutta la famiglia.

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A pochi passi dal parco Zoo Safari Fasano sorge anche Fasanolandia, un parco divertimenti situato nel comune di Fasano, in provincia di Brindisi, che vanta oltre 25 attrazioni, tra spettacoli e giostre meccaniche di vario genere, pensate per garantire una giornata intera di divertimento a tutta la famiglia.

Tra le attrazioni principali di Fasanolandia sono da segnalare: il nuovo roller coaster Eurofighter, il percorso su tronchi galleggianti African River, lo spinning coaster Spinning Madness, la torre di caduta Sputnik alta 30 metri, l’inverted coaster Mirage Rosso, il cinema 4D Adventure, il percorso su gommoni Rapis River, la Casa Volante, Nuvola, la grande ruota panoramica e molte altre giostre dedicate ai bambini.

AcquaPark Egnazia

Il nome scelto dal “Gruppo Zoosafari” per il suo nuovissimo parco acquatico di Monopoli è “AcquaPark Egnazia”, tale scelta è frutto di una lunga e attenta analisi delle componenti che caratterizzano la struttura e dai suggerimenti che, i ragazzi del posto, hanno espresso nel referendum tenuto tra le scolaresche del comune barese. La vicinanza con il noto sito archeologico pugliese è stata indubbiamente parte attiva nella preferenza del nome, ma ancor più nello stimolare la creatività del marketing. Il marketing del “Gruppo Zoosafari” ha dovuto infatti compiere degli studi approfonditi sulla storia del luogo. Un lavoro ben ripagato se si considera che tali studi hanno evidenziato interessanti e sorprendenti analogie tra gli usi e costumi delle genti che vivevano all’epoca “Egnatia” e quanto si vuole ottenere con questa moderna costruzione.

L’antico centro di Egnazia era posizionato nel mezzo tra due importanti territori; la Peucezia: nome che veniva attribuito all’odierna provincia di Bari e la Messapia: territorio che corrispondeva all’attuale Salento. “Egnatia” come veniva chiamata dai romani oppure “Gnàthia” come la indicavano i greci, era già un importante località a partire dal VIII secolo a.C. è spesso è stata citata dai grandi della letteratura latina: Plinio, Strabone, Orazio.

Le varie dominazioni che si sono susseguite nella gestione di “Egnazia”, Messapi, Greci, Cartaginesi, Romani, avevano in comune una particolare adorazione per l’acqua e per le cerimonie religiose ad essa collegate. Il momento più alto di questi culti acquatici si ebbe sicuramente nella fase augustea quando proprio vicino all’Acropoli venne edificato il “Tempio di Cibele”, che prevedeva anche un ambiente con vasca e comunicante con il “Sacello delle divinità orientali”.

Una delle funzioni ipotizzate per questa grande piscina era quella lustrale, e cioè una cerimonia che serviva a purificare gli atleti prima del loro ingresso nel tempio o all’uscita dopo avere svolto i loro sanguinosi riti. Anche la cultura greca nei confronti dell’acqua non era da meno di quella romana. I greci all’acqua hanno sempre conferito grandissimi poteri taumaturgici per la guarigione di molti mali e per questo le hanno sempre destinato un particolare attaccamento. Nasce in Grecia la talassoterapia (“thalassa” mare e “therapeia” trattamento) basata proprio sull’azione curativa del clima marino.

Mai collocazione territoriale fu più indovinata per un parco acquatico. “AcquaPark Egnazia” coniuga storia, luogo e svago creando così un mix magico che regalerà effetti benefici, ambiente confortevole e sano divertimento.

La scelta dei nomi dati alle varie aree del parco è stata suggerita dalla storia e dalla mitologia del luogo ed ognuno dei miti e degli eroe collegati a quell’area sarà ampiamente presentato su dei cartelli esplicativi. Anche questo è il modus operandi del “Gruppo Zoosafari” che opera abbinando sempre “Divertimento e Cultura”.

Pista Ciclabile dell’Acquedotto Pugliese

La Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese è un percorso cicloturistico di circa 500 km che segue il tracciato di due condotte storiche dell’acquedotto: il Canale Principale, da Caposele (AV) a Villa Castelli (BR), che in soli nove anni (1906-1915) riuscì a far arrivare l’acqua a Bari, ed il Grande Sifone Leccese, che dal punto terminale del primo giunge fino a Santa Maria di Leuca (LE), dove l’infrastruttura è celebrata con una cascata monumentale realizzata nel 1939. Si tratta un “itinerario narrativo” unico nel suo genere che attraversa tre regioni del Mezzogiorno (Campania, Basilicata e Puglia), mettendo in collegamento alcuni dei luoghi più affascinanti e ancora poco valorizzati della penisola: Alta Irpina, Vulture Melfese, Alta Murgia, Valle d’Itria, Terra d’Arneo ed entroterra del Salento.

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L’elemento più importante da rimarcare è che questo tracciato può contare su circa 230 km di strade (piste) di servizio già esistenti e quasi interamente percorribili. Una ciclovia che per metà del suo percorso diventa quindi via verde, preclusa al traffico motorizzato. La parte di “greenway” comprende un primo tratto al confine tra Campania e Basilicata e poi un lunghissimo tratto, interrotto solo per pochi km, da Venosa (PZ) a Seclì (LE). In Salento e in Irpinia possono essere utilizzate molte strade rurali e locali, mentre sono del tutto assenti tratti da percorrere su pericolose e trafficate strade statali e provinciali.

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La Ciclovia e Via Verde dell’Acquedotto Pugliese necessita quindi di un progetto intelligente di restauro e fruizione più che di trasformazione/riconversione, preservando il più possibile autenticità e naturalità dell’infrastruttura storica. Gli interventi minimi e prioritari che potrebbero renderla in tempi brevi una delle vie verdi del turismo sostenibile più importanti d’Europa sono essenzialmente:

  1. l’adeguamento dei cancelli già presenti a tutela di buona parte delle strade di servizio per consentire il transito di bici e pedoni
  2. la messa in sicurezza di attraversamenti e barriere laterali e l’apposizione di segnaletica lungo tutto il tracciato.

La Ciclovia dell’Acquedotto Pugliese è una grande opportunità di recupero e valorizzazione delle opere di uno degli acquedotti più grandi e complessi del mondo.

Martina Franca, una città da non perdere

La città di Martina Franca fu fondata nel X secolo, quando alcuni cittadini, che fuggirono dalla devastazione saracena di Taranto, costruirono un villaggio sul Monte S. Martino, una pendenza elevata che giace sulle colline della Murgia.

È una città famosa soprattutto per i suoi edifici barocchi, come i palazzi Panelli, Blasi e Motolese, tutti arricchiti da logge decorate in ferro battuto.

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Tra gli edifici da vedere assolutamente spiccano:

  • La Basilica di San Martino, dedicata al Santo Patrono, San Martino di Tours, vissuto nel IV secolo d.C. Fu eretta nella seconda metà del XVIII secolo, per iniziativa dell’arciprete Isidoro Chirulli. È una chiesa di stile rococò con una bella facciata ed un portale decorato da una scultura in alto rilievo del Santo Martino ed il povero. L’interno ospita alcuni ricchi e colorati altari marmorei.
  • Il Palazzo dell’Università, che durante il Medioevo era sede del parlamento locale, il quale era un insieme di cittadini, con parità di diritti e senza distinzioni sociali, che si riunivano per parlare ed affrontare i problemi di interesse comune. Era una fondamentale istituzione politica che Ferdinando d’Aragona, re di Napoli, concesse a Martina per garantire una giusta amministrazione delle risorse della città.

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  • La Piazza Maria Immacolata, nota come i Portici, è un largo spazio semiellittico di stile neoclassico con una struttura semicircolare, contraddistinta da un susseguirsi di tredici arcate.
  • La Torre Civica, costruita nel 1734, è una torre a pianta quadrata su quattro livelli, ognuno con caratteristiche architettoniche e decorative diverse. Il primo livello ha, agli angoli, colonne rotondeggianti e, sulla facciata, una meridiana. Sul secondo livello si trovano una coppia di paraste con al centro un balconcino con timpano spezzato e curvo. Sul terzo livello si trova un orologio di forma rotonda e, sull’ultimo piano, la torretta con quattro archi ai lati.

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